Campagna di Comunicazione FIEG per la promozione della lettura dei giornali quotidiani e periodici
Il biennio 2008-2009 ha segnato il passaggio dell’industria editoriale attraversoun sentiero angusto e accidentato con un fatturato complessivo in arretramento.
Una caduta particolarmente grave ha colpito la pubblicità, accentuando squilibri gestionali che riverberano ombre inquietanti sulle prospettive di sopravvivenza di molte aziende.
Per un sistema produttivo così delicato e rilevante su un terreno che non è soltanto economico sarebbe stato lecito attendersi interventi di politica industriale di ampio respiro diretti, in prima battuta, ad attenuare gli effetti di una congiuntura difficile e, in prospettiva, a correggere storture legislative e di mercato capaci di promuovere processi di adattamento delle imprese ad un ambiente mediatico caratterizzato da modalità innovative di produzione, di distribuzione e di consumo delle informazioni.
Ebbene, le azioni di politica industriale avviate in questo periodo hanno riguardato una molteplicità di settori ispirandosi per lo più a logiche assistenziali che hanno tamponato momentaneamente le situazioni di crisi ritenute più acute, ma non hanno sfiorato l’editoria giornalistica, un settore che andrebbe comunque salvaguardato nella pluralità delle sue voci, almeno in ossequio al dettato costituzionale.
I processi di aggiustamento alle mutate condizioni di mercato, in assenza di interventi esterni razionalizzatori, sono stati determinati esclusivamente dall’agire delle singole imprese con iniziative di contenimento dei costi per contrastare l’avversa congiuntura e di posizionamento sui nuovi media per controbilanciare la flessione di pubblicità e vendite
e intercettare nuovi percorsi in un momento in cui si manifesta il ridimensionamento della funzione storica della carta come principale veicolo di informazione.
Già da tempo gli editori hanno avviato strategie operative più articolate nel senso che i loro prodotti vengono veicolati attraverso piattaforme online e offline il cui comune denominatore è il trattamento digitale dei contenuti editoriali. È un aspetto molto positivo in quanto proietta le imprese in una dimensione nella quale il nocciolo duro della loro attività sarà sempre l’informazione, incanalata però attraverso una pluralità di mezzi (carta, web, cellulare, radio, televisione e, nuovo arrivato, iPad).
Rispetto a questi processi l’impianto legislativo italiano è in ritardo e per molti aspetti punitivo. Si pensi in proposito alla normativa fiscale che tassa in diverso modo lo stesso prodotto a seconda che venga distribuitosu carta (Iva al 4%) ovvero online (Iva al 20% perché considerato servizio). Si pensi alla mancanza di qualsiasi tutela efficace dei contenuti prodotti dai giornali, impunemente saccheggiati da motori di ricerca e da rassegne stampa radio-televisive.
Va comunque messo in evidenza come in seno all’Unione europea si sia venuta manifestando recentemente una nuova sensibilità per i problemi connessi alla tutela dei contenuti editoriali, anche grazie alle spinte in tale direzione operate dalle organizzazioni degli editori, tra le quali la Fieg ha giuocato un ruolo di primo piano. È stato autorevolmente osservato in proposito che “se… agli editori tradizionali vengono sottratte indebitamente le risorse da investire nel passaggio alla multimedialità, per adeguarsi all’evoluzione della domanda, si mette a rischio la sopravvivenza stessa dell’industria dell’informazione e dunque del giornalismo come funzione democratica.”
È un attacco concentrico quello che la stampa sta subendo e lo Stato sembra ignorarne le possibili conseguenze, limitandosi a ridurre gli stanziamenti per le spedizioni postali, negando ogni misura di incentivazione sia sul piano congiunturale che su quello strutturale e mantenendo un ibrido tecnico-giuridico che non risponde più alle esigenze di
un sistema produttivo profondamente mutato.
Attraverso l’impiego di un’ampia documentazione statistica e l’analisi dell’evoluzione del mercato nel periodo 2007-2009, lo studio si propone di inquadrare la situazione dell’industria dell’editoria giornalistica nel contesto di quella più generale dell’economia italiana, caratterizzata da elementi di criticità senza precedenti. Mancano approfondimenti di carattere previsionale, dato che la formulazione di ipotesi circa l’andamento del settore in un periodo più ampio, con significative probabilità di verosimiglianza, necessiterebbe del riferimento a condizioni operative meno incerte di quelle in cui attualmente vivono le imprese editrici.
Nello scenario che si profila non è pensabile che la crisi del settore passi da sola.
È necessario un progetto di riforma legislativa al cui interno trovi ospitalità anche un piano di interventi tale da supportare le aziende nell’attuale difficilissima fase di transizione verso assetti più duttili e modalità operative idonee ad affrontare un mercato dell’informazione
in continua trasformazione.
Gli “Stati Generali dell’Editoria” che, sulla scorta dell’esperienza francese dello scorso anno, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, ha preannunciato per la metà del 2010, possono rappresentare un importante momento di dibattito e approfondimento per mettere a punto un programma riformatore e per delineare un’efficace
politica industriale per lo sviluppo del settore.
È auspicabile che i tempi di realizzazione di un’iniziativa tanto importante non si allunghino, pena il drammatico impoverimento di quel grande patrimonio culturale e sociale rappresentato dalla pluralità delle voci che compongono la stampa italiana.